Nel Monferrato era d'uso comune, dopo la vendemmia, utilizzare anche i piccoli grappoli d'uva laciati sulla vite perché troppo aspri.
Questi racimoli davano, una volta pigiati, un mosto che veniva ridotto per ore nel paiolo sulla stufa o nel camino.
Anche altri ingredienti venivano "racimolati": i fichi acerbi che ormai non sarebbero più potuti maturare, le profumate melecotogne, le pere marti-sec (piccole e come arrugginite), le noci, le nocciole, la zucca, persino le bucce dei limoni e di qualche rara arancia entravano con qualche altra spezia, nel paiolo a bollire per altre ore ed ore.
Il risultato era la Mostarda d'uva (da 'mosto' quindi) chiamata anche cugnà.
Veniva consumata con la polenta, con il bollito misto Piemontese, con formaggi oppure con la neve fresca come un sorbetto.
IL MONGETTO
la prepara esattamente come una volta.
INGREDIENTI: mosto di uva barbera,
mele cotogne, pere martin-sec, zucca,
fichi, noci, nocciole tostate,
chiodi di garofano, scorza d'arancia e di
limone.

USO: è il tradizionale accompagnamento al bollito piemontese insieme al "bagnet russ" ed al "bagnet vert"; si può gustare coi formaggi come:
Taleggio, primosale, "tuma"; con una ciotola di neve fresca come un sorbetto



MONGETTO
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